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Arianna e il cocker
    
La mia amica Arianna è una bella signora bruna, amante dei cani. Possiede un meraviglioso pastore tedesco di nome Libe.
Un giorno, udì la signora che le abita di fronte , chiamare a gran voce: -Signora! Signora padrona del pastore tedesco! -
Arianna si affacciò sul terrazzo e vide la dirimpettaia disperata, che la supplicò: -Faccia qualcosa, signora, la prego!
La sua vicina ha un cocker che tiene fuori il balcone e non gli dà da mangiare. Non lo fa entrare in casa e non lo fa bere! -
Arianna si girò a guardare il balcone adiacente e vide un povero cockerino che andava avanti e indietro guaendo e uggiolando. Era piccolissimo, ancora cucciolo, assai minuto, ma molto bello, con le orecchie lunghe e il pelo fulvo. Appariva denutrito e sofferente.
Si sentì indignata nel vedere le condizioni della povera bestia e cominciò a inveire contro la crudeltà umana e contro chi tratta con tanta cattiveria un povero animale indifeso.
Scese in portineria e citofonò alla vicina. Quest’ultima rispose e Arianna si presentò, la pregò affinché il povero cocker non fosse trattato in quel modo disumano. L’altra spiegò che il cane era stato regalato a suo figlio dal padre, il quale li aveva abbandonati e lei non aveva tempo da dedicare alla bestia.
Arianna si sentì ribollire il sangue e stava per inveire contro quella vicina stupida e crudele, poi si trattenne per buona creanza e le chiese di fare stare il cagnolino in casa e di dargli almeno da bere, prima che morisse disidratato e assetato. Si sentì rispondere con tono di sufficienza che l’avrebbe fatto.
Infatti, poco dopo, il cocker non era più fuori al balcone. Comunque il giorno seguente, Arianna si accorse che il cagnolino era stato lasciato di nuovo fuori, però in un altro balcone che sporgeva in una posizione meno visibile e più appartata.
Il povero cocker continuava a piangere e a guaire disperato. Correva avanti e indietro e annusava per terra, come a cercare qualcosa da bere o mangiare. Faceva male al cuore vederlo così abbandonato e solo, indifeso e destinato alla morte se non fosse riuscito a bere. Ma con quale animo si poteva arrivare a tanto? Come si poteva abbandonare a se stesso un povero cagnolino?
Era bellissimo, con il pelo lungo e lucido, dolce, gli occhi grandi e melanconici. Naturalmente era magrissimo e tutto ossa. Tra l’altro quella signora stava dando al proprio figlio un esempio tremendo e vergognoso. Come poteva arrivare a tanta follia da cercare d’ingannare lei che l’aveva pregata di dare da bere al cocker?
No, la cosa era incredibile!
Certo aveva ragione Erasmo da Rotterdam quando, nel suo “Elogio della Follia”, diceva che: “Nella pazzia è presente ogni trucco, perché la pazzia simula nel volto una cosa, mentre ne ha in cuore un’altra, la follia è sicuramente inconfondibile”.
Arianna si sentiva disgustata e arrabbiata. Doveva fare ancora qualcosa per salvare e non fare soffrire quella povera bestia!
Non poteva parlare direttamente con la signora perché non si affacciava mai, allora scese in portineria e citofonò di nuovo.       
La vicina quando rispose, sembrò irritata di udire di nuovo la voce di Arianna la quale si disse meravigliata del fatto che il cocker fosse ancora assetato e abbandonato fuori.
A questo punto, la signora si mise a urlare dicendo che non ne poteva più, che la disturbava e la importunava, che lei era padrona di fare ciò che voleva e sperava che il cane morisse presto, così non l’avrebbe più sentito abbaiare. Aggiunse che aveva cercato di regalarlo, ma nessuno lo voleva.
Arianna era rimasta senza fiato e senza parole, poi riprendendosi, pregò la signora di regalarlo a lei. A quella non parve vero di sbarazzarsene e subito acconsentì.
Infatti, in men che non si dica, il cocker fu messo dentro l’ascensore e Arianna se lo vide arrivare scodinzolante e tremante. Appena allungò la mano per carezzarlo e prenderlo, il cagnolino cominciò a leccarle le mani. Lo prese in braccio e lo portò a casa. Lo fece bere e mangiare e pareva che il poverino non bevesse da secoli! Beveva e poi si tuffò sul cibo. In un batter d’occhio ripulì la scodella e le leccò le mani in segno di riconoscenza. Arianna aggiunse dell’acqua e la bestia continuò a bere, quindi smetteva e le si strofinavano addosso. Tutta la scena era toccante. Lo chiamò Dolcezza e lo tenne con sé.
Dopo circa un mese, era divenuto un vero splendore, con il pelo lunghissimo, più robusto, allegro e sempre giocherellone. Quando si metteva a correre sul terrazzo, sembrava un fulmine! Unico inconveniente era che Libe si mostrava terribilmente geloso e non lo poteva sopportare. Ringhiava e ogni tanto lo mordeva. Tra l’altro Arianna non era del tutto disposta ad avere due cani per casa, dunque bisognava trovare una diversa soluzione.
Qualche tempo dopo venne a sapere che era morto il cane di una sua cara amica. Andò a farle visita insieme a Dolcezza e le prospettò la possibilità di affidarglielo. Quella si disse entusiasta della proposta e il cocker scodinzolava, appena lo accarezzava. Abbaiava e le mostrava la sua simpatia di cane affettuoso e dolce. Era proprio come il suo nome: una vera dolcezza!
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